Pensieri Folli

Sun, 30 Nov 2008 13:44:48 +0000

Pacchetto anticrisi: effetti collaterali

Filed under: Generale — Tag:, , — pacatoegentile @ 13:44:48

la notizia.

Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa la difende: “Sono anche io abbonato a Sky ma bisogna ricordare che quando nacque la pay tv ci fu uno sconto a loro favore che altri non hanno, oggi la loro situazione è stata riportata a livello degli altri. E’ stato tolto un privilegio, non messo un peso in più. In momenti di crisi i privilegi vanno tolti a tutti”.

Quindi, visto che in momenti di crisi i privilegi vanno tolti a tutti, domani toglieranno tutti i privilegi fiscali al vaticano? o quello non si tocca?
Che ne dite di eliminare l’8 per mille obbligatorio, l’esenzione dell’ICI, il fondo di ristrutturazione delle opere d’arte ?
Specie l’ultimo, mi si consenta: volete il quadro coi colori brillanti, la cattedrale pulita o volete 10-20 famiglie con un pezzo di pane in piu’ da mangiare?

Non si tratta affatto di privilegi, ribatte il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “La norma sull’aumento dell’Iva sulle pay tv è scandalosa. Berlusconi, come al solito, invece di lavorare per gli interessi dei cittadini, pensa a tutelare i propri affari. Emerge, ancora una volta, il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, un’anomalia tutta italiana che il mio partito ha chiesto di risolvere sin dal primo giorno che è entrato in Parlamento”.

Non so cosa voglia dire Di pietro: mediaset ha un pacchetto di digitale terrestre per cui viene anch’essa tolta del “privilegio” dell’IVA al 10%. perche’, mentre su tutto il resto si paga un’iva al 20%, non s’e’ capito perche’ l’abbonamento alla pay tv, ossia la possibilita’ di riempirsi di calcio tette e culi, dovesse essere agevolato. Tanto piu’ che non fanno cultura ma generano unicamente stupidita’.

Tornando ai nostri politici, di pietro alla fine ripropone il conflitto d’interessi del cavaliere la solita frase trita e ritrita dimenticandosi che:
– mediaset e’ anche pay tv ergo si becca anche lei l’iva al 20%
– mediaset su tv non digitale, non viene toccata assolutamente dal provvedimento.
Pero’ si sa, il conflitto d’interesse e’ la parola magica per dimostrare che si sta dicendo qualche cosa di intelligente

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2 commenti

  1. e invece tonino ha centrato il problema. l’equazione e’ questa: se sky costa di piu’ molta gente disdice l’abbonamento e torna alla tv generalista che, casualmente, senza un servizio pubblico o un concorrente privato adeguato che fa da contrappeso e’ in mano al nano.
    Ed ovviamente con lo spostamento del pubblico-consumatore cambia la fetta di mercato della pubblicita’ che si sposta in funzione degli aumenti di spettatori.
    La quota economica che gira sul digitale terrestre mediaset poi e’ una frazione di tutto il resto e puo’ essere sacrificabile poiche’il rincaro complessivo comunque va pesantemente a sfavore di sky.

    La cosa piu’ curiosa pero’ e’ che pensano di tamponare l’emorragia di ascolti non con una programmazione di qualita’, ma semplicemente applicando un balzello economico che comunque rimanda il nodo principale, ovvero la fuga dei piu’ giovani verso la rete, che sara’ il prossimo obiettivo da “normalizzare” il prima possibile.
    gia’ stanno mettendo le mani sull’estensione dei diritti d’autore a livello europeo e nel piccolo gia’ si comincia a limitare con leggi discutibilissime la rete ed i suoi usi: quanto tempo passera’ ad esempio prima che equiparino lo streaming online audiovideo a trasmissione via cavo con tutti gli oneri di legge previsti?
    Con gerontocrati al potere tutto e’ possible.

    Commento di uomo.della.montagna — Mon, 01 Dec 2008 06:46:39 +0000 @ 06:46:39

  2. un utile commento del travaglio 🙂

    «Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

    E’ proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? “L’espresso” ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell’Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

    Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.

    Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l’agevolazione dell’Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

    Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D’ippolito (oggi capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l’abbassamento dell’Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un’aliquota pari al 4 per cento. Un’agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce “un privilegio” l’aliquota più che doppia del 10 per cento.

    L’innalzamento dal 4 all’attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All’epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l’ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

    Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L’innalzamento dell’aliquota Iva:
    1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
    2) contraddice l’atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
    3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
    In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

    Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

    Il Governo Dini voleva aumentare l’Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l’imposta al 10 per cento attuale. L’emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell’epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall’allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».

    Commento di uomo.della.montagna — Tue, 02 Dec 2008 12:54:27 +0000 @ 12:54:27


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