Pensieri Folli

Fri, 12 Sep 2008 11:03:42 +0000

Il paradosso di fermi

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Pubblico con piacere un articolo sul paradosso di fermi, l’originale e’ disponibile qui

Il “paradosso di Fermi” è un falso!
di Bruno Moretti Turri IK2WQA
membro: TeamSETI del SETI Institute, IARA, SETI Italia Team G. Cocconi, SdR Radioastronomia UAI

“Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro sulla prima.”
Albert Einstein
“Un extraterrestre che cercasse dei terrestri intelligenti avrebbe una possibilità su mille di trovarli,
mentre se andasse a cercare gli stupidi terrestri ne troverebbe 99 su 100.”
Sylvie Coyaud

Chiariamo subito che non parliamo di cose serie, ma di un volgare pettegolezzo che è stato strumentalizzato
fino a trasformarlo in una pessima leggenda metropolitana. Una bufala di grande successo visto che,
abbagliate dall’autorevole nome di Fermi, anche molte persone “colte” se la bevono acriticamente.
Chiariamo subito che Enrico Fermi non ha mai scritto nessun “paradosso di Fermi”.
Non lo ha mai pubblicato su Nature o su Science, non lo ha mai presentato a nessun convegno scientifico.
Ci occupiamo della questione solo perché essa è assai sintomatica di un certo squallido modo di fare
informazione, infangando senza alcun rispetto, dopo la sua morte, la memoria di uno dei più grandi fisici
italiani del XX° secolo. Si dice (il che è già tutto dire) che riferendosi all’ipotesi dell’esistenza di eventuali
civiltà extraterrestri Fermi abbia chiosato: “Where are they?”, traduzione letterale: “Dove sono loro?”.
Ammesso che Fermi abbia effettivamente proferito tali parole in tale contesto si tratterebbe solo di una
battuta divertente sulla quale farci una risata. Una battuta, solo una battuta, niente di più.
Fermi è morto nel 1955 quando ancora si elucubrava su marziani e venusiani i quali, se in possesso
della tecnologia nucleare, avrebbero potuto “essere già quì”. Nel contesto storico dell’epoca l’eventuale
battuta di Fermi assumeva quindi il sapore di sonora presa per i fondelli dei seguaci di Percival Lowell,
fanaticamente credenti nell’artificialità dei “canali di Marte” (poi rivelatisi inesistenti) e degli UFOti che
giusto a quei tempi incominciavano a neurodelirare di teiere marziane. Poi “riciclate” in… “aliene”!
E’ da sottolineare il fatto che nel 1955 la radioastronomia stava muovendo i primi passi e Radio-SETI
non era ancora nata. Radio-SETI vedrà la luce solo nel 1959 con “Cercando comunicazioni interstellari”
di Cocconi e Morrison [1] e inizierà nel 1960 con il Progetto Ozma di Frank Drake [2].

L’eventuale battuta di Fermi strumentalizzata a tabù-dogma antropocentrico
Diversi anni dopo la morte di Fermi, i narcisistici sostenitori del principio antropocentrico [3]
(o rotiferocentrico?) [4] dell’uomo “über alles in der Welt” (trad. it.: sopra tutto nel mondo. Allusione all’inno
nazista “Deutschland Deutschland über alles in der Welt”), cioè i sostenitori del tabù-dogma che l’unica
specie intelligente esistente nell’Universo è quella umana e che non accettano nemmeno a livello ipotetico
l’eventualità dell’esistenza di “concorrenti” su altri mondi, hanno usato (e continuano a usare) l’eventuale
e presunta battuta di Fermi come foglia di fico che dimostrerebbe “scientificamente” la loro tesi
puerilmente autoconsolatoria. A tale fine gli orfani della “Terra al centro dell’Universo” (freudianamente
sé stessi al centro di tutto) hanno inventato il cosiddetto “paradosso di Fermi” (che Fermi non ha mai
scritto) e per dargli dignità intellettuale e “scientifica” hanno inventato pure le “implicazioni del paradosso
di Fermi” (che Fermi non ha mai scritto). Manco fossero dei corollari del teorema di Pitagora.
Queste “implicazioni del paradosso” che Fermi non ha mai scritto, sono state elucubrate da filosofi
“in libris” che ricordano molto il personaggio del Simplicio (sempliciotto) nel libro di Galileo Galilei
“Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”.
A quattro secoli di distanza questi filosofi “in libris” sono purtroppo ancora molti e diffusi anche in certe
baronìe universitarie (magari oxfordiane) e non solo in alcune facoltà di filosofia, ma anche di fisica.

Confutazione delle “implicazioni del paradosso di Simplicio”
Secondo questi discendenti di Simplicio il “paradosso” (loro, non di Fermi) implica, in estrema sintesi, che:
A) in un periodo di diversi milioni di anni (NB: non specificati) una civiltà aliena avrebbe già colonizzato
l’intera galassia con astronavi e/o sonde robotiche tipo “macchine autoreplicanti di Von Neumann”

(NB: come “dimostrazione” invocano fantomatici “modelli matematici” talmente metafisici
che nessun matematico li ha mai visti).
B) Se questa civiltà non è già arrivata da noi ciò dimostra “scientificamente” (sic!) che non esiste nessuna
civiltà aliena e noi siamo l’unica specie intelligente dell’Universo.

Non occorre essere Perry Mason o Carl Sagan per smantellare facilmente questo castello di tarocchi.
Al punto A) non si parla di un’eventuale specie intelligente extrasolare, di un’eventuale civiltà aliena più
avanzata o molto più avanzata della nostra. Su assunti assolutamente ascientifici si parla di una non
credibile civiltà di esseri soprannaturali onnipotenti da cartoni animati giapponesi di bassa lega.
Esseri soprannaturali (esoterico-paranormali) e onnipotenti sia a livello tecnologico che energetico.
Quanta energia ci vuole per far funzionare una sonda per molti milioni di anni preservandone le
strumentazioni dal gelo interstellare a pochi gradi Kelvin? Con quale tecnologia? Batterie a…
“moto perpetuo”? Questo solo per l’alimentazione. E per la propulsione, accelerazione/decelerazione?
Dopo l’accelerazione (avendo tempo da… buttare via) è possibile sfruttare l’inerzia, ma senza energia per
la decelerazione… “Ciao ciao bambina” cantava il grande Domenico Modugno!
Le nostre sonde Pioneer e Voyager, con le batterie ormai totalmente esauste, hanno superato il sistema
solare e sono in viaggio verso le stelle, sotto forma di sassi metallici che nessuno troverà mai.
Ne era ben cosciente il mio amico Carl Sagan che, come ha spiegato nel suo “The cosmic connection”,
ha realizzato la famosa “targa di Sagan” del Pioneer per ragioni romantiche (“Bruno, I’m a dreamer,
but I’m not the only one” mi diceva canticchiando “Imagine” di John Lennon) e per divulgare l’idea del SETI
ai terrestri, non certo perché sperasse che il Pioneer venisse ritrovato da alieni, partendo dalla
considerazione in base alla quale si calcolano in miliardi i meteoroidi da un metro cubo presenti in un
sistema planetario. Quanto poi alle “macchine autoreplicanti di Von Neumann” esse sono un simpatico
divertissement del noto matematico che quanto a voli pindarici e fantasia faceva concorrenza al simpatico
astrofisico Fred Hoyle e alle sue “bio-comete panspermatiche”. Le “macchine autoreplicanti di
Von Neumann” sono, fino a prova contraria, chimere irrealizzabili, divertissement accademico.

Partendo dalla constatazione che lo spazio non è vuoto, che il vacuum assoluto è un’astrazione filosofica
che nulla ha a che spartire con la realtà fisica, poniamoci una domanda: quando, dopo un viaggio durato
diverse centinaia di migliaia o milioni di anni (chissà se noi umani esisteremo ancora?) i Pioneer e i
Voyager arriveranno nei pressi di una qualche stella, in che condizioni saranno? Saranno ancora interi?
O saranno dei colabrodi? O saranno ridotti a una nuvoletta di limatura metallica radioattiva dopo aver
urtato per milioni di miliardi di Km (“solo” 100 anni luce = 10^15 Km) contro micrometeoriti e materiale
interstellare vario del vuoto che non è vuoto? Mai dire mai, ma, al di là di tutti i sogni fantascientifici,
tenendo i piedi per terra e per le ragioni sopra descritte, i viaggi interstellari di materia artefatta (astronavi
e sonde) sono, ahimè, molto probabilmente impossibili. Altro che astronavi con motori a “tachioni”!
“Tachioni” che fino a prova contraria non esistono! I viaggi interstellari sono invece sicuramente possibili
per le onde elettromagnetiche artificiali (radio, laser, ecc.) che viaggiano a velocità relativistica e che
sono almeno parzialmente insensibili alla materia interstellare. E’ questo l’oggetto della ricerca SETI.
Ma anche quì gli estensori delle “implicazioni del paradosso di Simplicio” hanno da berciare:
“se non abbiamo ancora mai ricevuto segnali artificiali ET è perché ET non esiste”.
Ma questa è stupida ignoranza allo stato brado! Quanto a mezzi il SETI è attualmente ancora
all’età della pietra. Con il nostro più grande strumento, il radiotelescopio di Arecibo, possiamo
ragionevolmente sperare di individuare un forte segnale artificiale in un raggio di sì e no 100 anni luce
che, in una Via Lattea avente un diametro di 100.000 anni luce, rappresentano una cicca americana
rispetto a un’enorme mongolfiera. Radio-SETI arriverà ad avere una capacità di ricezione di segnali
candidati SETI con un raggio di 1.000 anni luce (che sono comunque pochissimi) solo fra 2-3 anni
quando sarà completato il nuovo radiotelescopio Allen Telescope Array [5] che il SETI Institute
sta costruendo in California.
Per arrivare ad avere una capacità di ricezione di segnali candidati SETI
con un raggio di 25.000 anni luce, pari a solo la metà della nostra Galassia, Radio-SETI dovrà
aspettare e sperare nella realizzazione di SKA, Square Kilometre Array,
un radiotelescopio da un chilometro quadrato).

Una civiltà aliena più evoluta della nostra, cioè meno stupida ed incivile
Il 12 agosto 2006, durante una trasmissione scaricabile online di Radio24 de “Il Sole 24 ORE” dedicata
a bioastronomia, SETI e calcolo distribuito, [6] giusto prima di intervistarmi l’ottima giornalista scientifica
Sylvie Coyaud ha fatto un’amara constatazione: “Un extraterrestre che cercasse dei terrestri
intelligenti avrebbe una possibilità su mille di trovarli, mentre se andasse a cercare gli stupidi
terrestri ne troverebbe 99 su 100.”
Partiamo da questo “assioma di Coyaud” (in epistemologia un
assioma è un teorema che non necessita di dimostrazione), perché esso si presta a notevoli considerazioni
epistemologiche e sociologiche. Tutti gli studiosi e i ricercatori SETI sono concordi nel ritenere che se
ricevessimo un segnale ET, esso sarebbe stato generato da una civiltà extrasolare molto più evoluta della
nostra. Molto più evoluta, cioè più intelligente e razionale, non solo sul piano tecnologico-scientifico, ma
anche sul piano che noi definiremmo umanistico o, più esattamente, epistemologico e politico-sociale.
Una civiltà che avrebbe già da tempi geologici superato tutti i maggiori problemi che affliggono gli umani
e conseguenti al darwiniano retaggio della “bestia che è ancora in noi”: homo homini lupus, cioè l’uomo è
degli uomini il lupo (riferimento bibliografico lo STUPENDO libro “Maschi bestiali, basi biologiche della
violenza”
di Richard Wrangham & Dale Peterson. Mi raccomando: non crepate prima di averlo letto!) [7].
Una civiltà che avrebbe già cancellato dal proprio vocabolario le parolacce più volgari e schifose.
Che non sono certo cose naturalissime come il ca… e la fi.. che ci hanno generato, ma bensì le parolacce
oggettivamente più volgari e schifose che le persone colte e raffinate non usano a tavola mentre stanno
mangiando e cioè (tappate le orecchie agli innocenti): guerra, violenza, armi, bombe “intelligenti”,
pena di morte, tortura, sopraffazione, sfruttamento, oppressione, autoritarismo, totalitarismo, inquinamento,
discriminazione, razzismo, maschilismo, stupro, sessismo, sessuofobìa, ignoranza, superstizione,
colonialismo, imperialismo, fanatismo, fondamentalismo religioso, ecc.
Una civiltà molto più evoluta della nostra coesisterebbe ecologicamente con il proprio ambiente avendo
risolto il problema dell’equilibrio demografico tra nascite e morti (crescita zero), dedicherebbe al lavoro
necessario per il sostentamento il minor tempo possibile (lavorare tutti per lavorare meno) onde avere
il massimo tempo libero per godersi la vita, realizzandosi nello studio, nella ricerca scientifica, nell’arte,
nello sport, nell’amicizia e nell’amore; per lo studio dell’Universo avrebbe interferometri orbitanti con
baseline da oltre 20 miliardi di Km per tutto lo spettro elettromagnetico e sfrutterebbe l’effetto lente
gravitazionale (Einstein cross) della propria e delle stelle più vicine per “guardare” ancora più lontano [8]
senza muoversi dal proprio sistema planetario. Una civiltà molto più evoluta e intelligente della nostra
inorridirebbe al solo pensiero di sporcare, inquinare, conquistare, colonizzare l’intera galassia con
mostruose e deficenti “macchine autoreplicanti di Von Neumann” perché, contrariamente a quegli
stupidi di cui all’ “assioma di Coyaud”, non gliene fregherebbe un cavolo di sporcare, inquinare,
conquistare, colonizzare.
Una civiltà molto più evoluta e intelligente della nostra preferirebbe starsene
a casa e, per la comunicazione interstellare con altre eventuali civiltà intelligenti, userebbe le ecologiche
ed economiche onde elettromagnetiche.

Quelle che cerchiamo noi del SETI.
Alla faccia degli stupidi di cui all’ “assioma di Coyaud” che hanno partorito il falso del “paradosso di Simplicio”.
NON di Fermi!
Rest in peace Enrico.

Riferimenti:

[1] Giuseppe Cocconi and Philip Morrison, Searching for Interstellar Communications, Nature, Vol. 184,
Number 4690, pp. 844-846, September 19, 1959 (in italiano “Cercando comunicazioni interstellari”)

[2] Frank Drake, Project Ozma, Physics Today, 14 (1961), pp. 40 sgg.

[3] Bruno Moretti Turri IK2WQA, Bioastronomia SETI religioni antropocentrismo

[4] Gerald Feinberg & Robert Shapiro, Una parabola bioastronomica e SETI
da “Life Beyond Earth. The Intelligent Earthling’s Guide to Life in the Universe”

[5] Bruno Moretti Turri IK2WQA, Allen Telescope Array: un gigantesco balzo in avanti per SETI

[6] Radio24 de “Il Sole 24 ORE”, Trasmissione scaricabile online su SETI e calcolo distribuito

[7] Richard Wrangham & Dale Peterson, Maschi bestiali, Franco Muzzio Editore

[8] Claudio Maccone, The Sun as a Gravitational Lens: Proposed Space Missions, IPI Press, ISBN 1-880930-13-7, 2002


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